Le scelte di una mamma possono essere delle più disparate e probabilmente non ce n’è una migliore di un’altra in assoluto: dipende da lei, dalla famiglia, dal piccino, dagli equilibri, dalle possibilità. La dolcezza e il buon senso dovrebbero guidare queste scelte. E anche un po’ di sano egoismo come mi ha sempre detto una mia amica. Sì perché a pensarci bene a mettersi sempre sempre in secondo (terzo, quarto, decimo!) piano non è detto che si faccia il bene proprio e degli altri: anche una mamma ha diritto a un po’ di spazio per sé. Per coccolarsi, per stare in silenzio, per coltivare le sue passioni, per sentirsi realizzata. E invece non si sa come è facile che se una donna si è immolata alla famiglia alla fine non ha mai tempo per sé! Saranno i sensi di colpa perché non contribuisce direttamente al bilancio familiare, saranno i retaggi familiari sul ruolo della donna come moglie e come mamma, sarà che a quel punto cerchi di fare del tuo meglio, sarà che se sei in casa di cose da fare ce ne sono mille o che siccome tanto non lavori devi fare le commissioni per tutti, fatto sta che sei sempre indietro! Lo so per esperienza!! Nei periodi in cui lavoro ad un progetto o lavoro per altri mi concentro su quello o addirittura sono fuori e magicamente le mie incombenze si contraggono e su alcune passo sopra avendo comunque a disposizione quelle solite 24 ore di tutti gli umani. Ma se come adesso sono a casa e con grande entusiasmo ho deciso di lanciarmi in questa nuova avventura – che però deve potersi conciliare con tutti gli impegni e i doveri di mamma-moglie-cuoca-donna delle pulizie – qualcosa rimane sempre indietro e mi devo alzare prima la mattina per poter fare ginnastica!! Sembra impossibile ma è così. Provare per credere!
Detto questo io ho fatto una scelta e mi sento molto fortunata ad essermela concessa: ho messo avanti i miei figli. Me lo sono potuta permettere grazie ad un marito che lavora per entrambi e che ha creduto come me nell’importanza di essere presente, di riconoscere dei tempi lenti ai bimbi quando erano piccoli, di avere il tempo e la concentrazione per scegliere cibi sani, di organizzare il tempo libero lasciando libertà ma essendo pur sempre disponibile, pronta a guidare, a consolare, a calmare con una storia, a riflettere insieme…
Vorrei solo imparare a essere più paziente, a isolarmi quando iniziano con le loro chiacchiere irrefrenabili che spesso consistono nel ripetere all’infinito una frase, ad essere più brava a passare dalla bizza alla distrazione, dall’arrabbiatura allo scherzo, godendo di questa immensa fortuna.
Vorrei non urlare più, che non serve proprio a un bel niente! Dopo che ho fatto un urlaccio mi viene sempre in mente che mia mamma quando insegnava per far tornare il silenzio smetteva di parlare o parlava a voce bassissima. Molto più efficace di un urlo. Peccato che appunto me lo ricordo sempre dopo!

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