– Sostenibile, naturale…ci siamo riempiti la bocca di queste parole! –

Il dormiveglia mattutino è il momento della giornata in cui, forse più che mai, il mio cervello produce le mille connessioni che caratterizzano il mio pensiero: sembra che passi di pala in frasca ma in realtà mi collego da un ricordo a un altro, da una sensazione a un’altra, da una persona a un’altra… (ma agli occhi di chi mi non mi conosce appaio piuttosto stralunata e caotica, lo so!).
Stamattina, non so davvero come e secondo quale filo logico, sono appunto arrivata a ricordare il momento in cui la signora di un negozio di casalinghi qui vicino, mentre mi vendeva il tappetino da mettere davanti alla porta di casa mi disse che era di cocco, tutto naturale. A parte che io avevo già scelto quel tappetino con tutti i disegni super accoglienti da quel dì, da quando passando in macchina davanti al negozio lo vedevo esposto lì fuori che spiccava in mezzo a tutti gli altri e non avevo assolutamente bisogno di un rinforzo da parte della signora, anzi mi dà pure noia la stuccaggine con cui alcuni venditori ti spingono verso un oggetto… ma io sono una donna anomala, che non ama lo shopping, un po’ per natura, un po’ sempre per i miei mille principi di sostenibilità, sobrietà, non spreco, utilità, riutilizzo…eccezion fatta per le cose artigianali e i cibi sani acquistati dal produttore per cui sono capace di spendere davvero tanto. Ma è tutta solidarietà e salute e allora mi scuso e mi dico che va bene!! Dicevo: a parte che io quel tappetino avevo già deciso di comprarlo, ma che significa alla fine dire è tutto naturale? Sì certo mi dici che è fatto di fibre di cocco – che peraltro non consiglio a nessuno perché si staccano dal tappetino e me le ritrovo a giro per la casa! – ma questo non significa affatto che sia un prodotto sostenibile, ecologico. Per definirlo tale dovrei essere certa il processo con cui sono state ottenute quelle fibre non ha causato danni all’ecosistema locale, non ha prodotto scarti o rifiuti in eccesso e se ne sono stati ottenuti sono stati smaltiti correttamente, che non c’è stato sfruttamento della risorsa oltre la sua naturale capacità di rigenerazione, né sfruttamento dei lavoratori e che questi hanno ricevuto un compenso equo, che il trasporto è stato il più efficiente possibile da un punto di vista dell’impatto ambientale e che non c’era una risorsa locale altrettanto valida…
E quindi dovrei avere una certificazione. Il che farebbe lievitare il prezzo. E in effetti anche nell’ambito dei GAS, i gruppi di acquisto solidale, spesso i partecipanti, per non escludere i piccoli produttori che sono in fondo quelli che più necessitano di un sostegno, di una spintina per così dire, il requisito del biologico è stato sostituito da una garanzia partecipata, ovvero dal fatto che altri consumatori garantiscano circa la qualità, la sostenibilità e l’eticità di quel determinato imprenditore agricolo. Ma di questo parleremo un’altra volta…

In sostanza non fatevi ingannare dalle parole… negli ultimi anni si è davvero abusato dei termini sostenibile, ecosostenibile, naturale, e… usate la testa e non fermatevi alle dichiarazioni sbandierate ai quattro venti!

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