Che emozione! Sono passata davanti a quella scrivania ed è stato un attimo: ho aperto il cassetto in cui sapevo che avevo sistemato tanti ricordi che non puoi buttare… un mio quaderno di quinta elementare, dei ritagli di riviste di arredamento di case con stili assolutamente diversi ma che mi piacciono tutti e che non ho mai adottato  in una delle case in cui ho vissuto, né mai avrò, un libriccino fatto disegnare a mano dal mio nonno per il matrimonio con la nonna, carico di amore e di autoironia, qualche foglio della commercialista che-non-si-sa-mai…, e lui! L’inizio di un possibile libro. Un’idea. Un’esplosione di carica adrenalinica inesplosa. Lasciata lì. Sopita per anni. E che ora continuo a coccolarmi in un momento di sereno entusiasmo interiore.

              

E non posso non ringraziare mio marito. Sì perché l’idea di scrivere – di sostenibilità, di artigianato, dei miei principi, delle difficoltà di coppia – non se ne è mai andata via. Ma non c’era tempo. E poi come fai a dedicare tanto tempo, che già ne hai poco che non-basta-mai, ad una cosa che non renderà economicamente? Io devo sentirmi utile, devo sapere che contribuisco al ben-essere della mia famiglia. E così questa cosa è sempre rimasta silenziosa dentro di me. Mi sono data da fare, anche dopo aver chiuso la mia società – poi ne parlerò! Eccome se ne parlerò! – ho sempre occupato il mio tempo con impegni utili alla famiglia o piccoli altri lavori retribuiti. Adesso sono ferma. Ma dentro ho un gran fermento perché è stato proprio mio marito a spronarmi a scrivere. Mi sento appoggiata. E questo mi rende estremamente felice. Se il mio progetto avrà modo di svilupparsi non smetterò mai di ringraziarlo. Anzi lo ringrazierò sempre e comunque per questa opportunità.

Morale: a volte meglio chiedere, osare, piuttosto che tenersi dentro desideri e idee per timore che non vengano apprezzati! Meglio non aver rimpianti!

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