Sto leggendo Guida emozionale del territorio, a cura, tra gli altri, di Daniele Vignatelli di Animamundi, persona ed educatore da un fascino gentile, che stimo molto e cui sono particolarmente affezionata seppur da lontano.

Ebbene dopo aver evidenziato parole che sottolineano come l’essenza del viaggio non sia la mèta bensì o anche il cammino verso di essa, dopo aver pensato di voler far mie le frasi della pagina in foto, ovvero:

“…si tratta di riscoprire qualcosa che già appartiene al viaggiatore… Coraggio, resistenza, capacità di sopportare il dolore, di mantenere determinate  capacità anche in situazioni di affaticamento…

Il viaggio può veramente diventare un’occasione per l’anima, a condizione che ci si metta realmente in gioco…”

…ebbene ho dato prova delle mie incapacità ad adattarmi agli imprevisti che si possono incontrare lungo il proprio percorso: al secondo passo con le ciaspole ai piedi, con una racchetta che non era stata regolata semplicemente perché era rotta, da sola, con mani e piedi già gelati da un paio d’ore e che non davano segno di volersi rianimare… al secondo passo con le ciaspole, dicevo, avvertita una fastidiosissima sensazione di incapacità mista ad impotenza di fronte alla mia gamba che affondava in 50 cm di neve fresca, ho titubato un secondo, forse meno, poi incerta anche sul sentiero da percorrere per arrivare al ristorante in cui mi sarei ricongiunta ai miei cari (mooolto cari in quel momento, sì!!), ho cominciato a piangere in modo disperato e a imprecare a voce alta contro il maggiore di quei “cari” che mi aveva invitato a percorrere quel praticabile sentierino…

Ho inveito con cotanta convinzione contro la neve e quell’adorabile luogo così ospitale che alcuni sciatori si sono messi a sor-ridere ma io ero talmente arrabbiata e dolorante per il freddo che li ho zittito (mi scuso con loro!).

E intanto pensavo a ciò che avevo letto e mi sono sentita incapace di offrire una risposta adeguata al cambiamento, all’imprevisto. Mi sono sforzata e l’unica cosa che mi è stata possibile con la rigidità mentale e dei miei piedi è stato imboccare un sentiero battuto e camminarvi per un po’.

Ne ho di strada da fare! Come persona e anche come viaggiatrice.

Certo posso dire che sebbene non credo che la montagna d’inverno sarà mai un luogo che mi appartiene, per mia fortuna cammino a testa in su e so apprezzarne tutta la bellezza!!

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