Le uova sono un alimento alla base della nostra cucina tradizionale. Quando ho deciso di non mangiare più carne, pesce e uova, i primissimi tempi passavo ore a leggere tutte le etichette specialmente di torte e biscotti! Le uova sono ovunque!

Come ho detto nel post “le uova. Tutto è nato da lì” la mia decisione di diventare vegetariana (e in seguito vegana) è nata proprio dal prendere coscienza sugli allevamenti intensivi delle galline ovaiole. Ne sono rimasta scioccata per le condizioni disumane cui queste povere bestie sono sottoposte, e schifata per l’arroganza con cui degli uomini abbiano potuto pensare di applicare un modello produttivo basato su una catena di montaggio, sulla ottimizzazione delle risorse e degli spazi e minimizzazione dei costi, ad un processo che vedeva coinvolti degli animali.
Non potevo prestarmi ad un tale scempio. E da lì ho iniziato la mia forma personale di boicottaggio che va avanti da 27 anni!!
E non ho mai più sentito il bisogno di mangiare le uova. Tantissimi mi hanno chiesto perché non mangiassi nemmeno le uova del contadino, ebbene… al di là del fatto che io ho un mio equilibrio così, e non vedo perché dovrei ricominciare a mangiare uova per far felici altri, per potermi concedere delle uova– secondo un mio personalissimo pensiero – non solo le galline dovrebbero essere libere, con buon cibo a disposizione, ma dovrebbero anche avere la possibilità di stare con il gallo. Eh sì perché quando feci accoppiare la mia cagnolona, seppur in preda ai sensi di colpa per i tanti cani del canile, a lei piacque un sacco e ogni volta che passavamo da quel luogo, tirava per tornarci! E ho sempre pensato che anche per il gallo e la gallina sarà una cosa piacevole e perché dovrei arrogarmi il diritto di privarli di quel piacere?! Senza parlare del fatto che naturalmente dovrebbe trattarsi di uova non gallate! Non vorrei mai avere un pulcino sulla coscienza!
Ad ogni modo se si vogliono acquistare delle uova si può cercare di scegliere prodotti etici e di qualità:
1. etici: comprando le uova di galline cui sia stato garantito uno stato di benessere, direttamente dal contadino o dall’allevatore, che così si vedranno riconosciuto un equo compenso e saranno gratificati dal metterci la faccia
2. di qualità: la salute di un animale, le condizioni in cui vive, l’aria che respira e il cibo di cui si nutre si ripercuotono inevitabilmente sul prodotto che andiamo ad acquistare, che sia carne, latte o uova. Una gallina allevata con rispetto offrirà uova più gustose e sane.
Se non si è in grado di comprare direttamente dal contadino (esistono ormai ovunque farmer market, mercati gestiti direttamente dai produttori e le organizzazioni di settore offrono informazioni sempre più puntuali: si veda www.campagnamica.it, “i protagonisti” su www.cia.it e www.laspesaincampagna.it) si può almeno scegliere la marca che ci offre più garanzie.
Purtroppo la maggior parte degli allevamenti in grado di rifornire i supermercati o di accedere ad un mercato ampio sono cosiddetti allevamenti intensivi, ovvero adottano quelle modalità di conduzione dell’azienda tipicamente orientata al profitto a prescindere dal benessere animale. Grazie alle normative europee è possibile però risalire ad alcune informazioni che saranno determinanti nella nostra scelta.
Già nel lontano 1999, infatti, il Consiglio dell’Unione europea varò la Direttiva n. 74 che dettava le Norme minime relative alla protezione delle galline ovaiole, da applicarsi agli allevamenti con più di 350 galline (e quindi basta averne 349 e le galline si tengono come si vuole…malfidata che sono!).
La norma ha previsto alcuni step di adeguamento fino al gennaio 2012, rendendo poi illegali gli allevamenti privi di alcune condizioni minime:
 almeno 750 cm2 di superficie della gabbia per ovaiola
 mangiatoie e abbeveratoi facilmente accessibili a tutti gli animali,
 un nido la cui pavimentazione non preveda parti in rete metallica
 una lettiera che consenta di becchettare e razzolare
 posatoi appropriati che offrano almeno 15 cm di spazio per ovaiola
 le gabbie sono provviste di adeguati dispositivi per accorciare le unghie
 le file di gabbie devono essere disposte con passaggi e in modo tale, tra le altre cose, da impedire alle deiezioni di cadere sui livelli inferiori.


Pensare che un legislatore abbia dovuto specificare queste condizioni minime, che dovrebbero garantire il soddisfacimento di alcuni bisogni etologici e di ben-essere, fa davvero rabbrividire. Specialmente perché trattandosi di requisiti davvero essenziali siamo ben lontani dal garantire il cosiddetto animal welfare (qui puoi trovare un dossier della LAV, Lega Anti Vivisezione, fonte di informazioni preziosissime nei miei primi anni veg).
Naturalmente poi ogni allevatore può scegliere se attestarsi sul minimo richiesto o offrire ai propri animali condizioni di vita più accettabili e rispettose (leggi l’analisi dei diversi tipi di allevamenti di ovaiole).
Ed è lampante come questo si ripercuota sulla qualità delle uova che il consumatore acquista.
A questo punto non ci resta che capire come scegliere le uova!

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