Non puoi andare in Trentino a dicembre e non visitare almeno un mercatino natalizio e visto che le piste di sci non sono il mio luogo e i mercatini artigianali invece sono uno spazio in cui io mi sento viva e mi incanto davanti alle creazioni artistiche di artigiani che spesso sono veri e propri artisti, ci siamo andati!
Siamo rimasti a lungo – e poi ci siamo soffermati ancora – a guardare estasiati un falegname che stava realizzando una mela con un tornio: il fascino colto in un istante, così per caso!
E poi casette di ceramica con le finestrelle tutte colorate porta candele, cioccolatini sfiziosi, foulard di bamboo, meravigliosi vasi e piatti di ceramica smaltati… avrei comprato tutto! Per il gusto di godere di queste creazioni uniche che sprigionano calore, estro, passione, energia vitale; e per il desiderio di sostenere questi piccoli geni della creatività, che senza un nome alle spalle – che purtroppo conta tanto in questa epoca di consumismo di massa – e un po’ di fortuna, possono solo contare sulle loro forze e sulla visibilità offerta da mercatini e dalle loro botteghe, quando le hanno. E invece a mio avviso non c’è paragone tra un prodotto artigianale e uno industriale. Ogni volta che compro un vestito o una borsa realizzata da mani sapienti, provo una sorta di eccitazione perché vedo in quell’oggetto un valore intrinseco che va ben oltre la sua funzione ma racchiude un’anima che è un po’ espressione della personalità e del genio di chi lo ha creato, perché magari so che ha scelto materiali naturali o segue dei principi etici (generalmente nel mio caso è così!), perché ho un qualcosa di unico o quasi – che mi contraddistingue, perché rispecchia il mio modo di essere e di vedermi e non una moda imposta dai media e dagli influencers, perché incontra il mio gusto.

Comprare un oggetto hand made è una filosofia. Per la storia che racchiude, perché a differenza di altri ha un’anima, ma anche perché rappresenta un gesto solidale nei confronti di una persona (o più) che ci mette se stesso, che si esprime attraverso un’arte o un mestiere, che si mette in gioco, che con pazienza e tecnica, precisione, tradizione, sapienza, realizza qualcosa che generalmente una fabbrica produce in molto meno tempo, a minor prezzo e in modo assolutamente più anonimo. Si tratta di capire se quel suo impegno, quel suo sapere tramandato e acquisito, quel suo ingegno meritano di essere ripagati.

Questione di scelte (non scontate nell’era dei plasticoni, dell’usa e getta e delle cinesate). Come sempre.
(to be continued…)

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